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I dati macroeconomici continuano a rallentare, ma i mercati hanno concluso la miglior settimana del 2023!

I dati macroeconomici continuano a rallentare, ma i mercati hanno concluso la miglior settimana del 2023!
 

Nella scorsa settimana i mercati azionari hanno invertito la rotta dopo un sell-off durato tre mesi. Infatti, dopo il picco dei mercati raggiunto il 27 luglio, abbiamo assistito ad una discesa durata fino al 27 ottobre, con un ritracciamento di oltre il 10% sull’indice di borsa americano S&P 500.
Nelle 5 sedute della settimana scorsa, invece, l’indice ha ottenuto una performance pari quasi al 6% in cinque sedute, concludendo quella che è stata la miglior settimana dell’anno.

La spinta è arrivata principalmente dai dati economici pubblicati e soprattutto dalle dichiarazioni della FED e della BCE che hanno iniziato ad utilizzare toni più accomodanti in riferimento alle politiche monetarie da adottare.   

Questo ha causato un brusco calo dei rendimenti obbligazionari, ciò vuol dire che i grandi investitori hanno effettuato ingenti acquisti di obbligazioni dato che ormai ci si aspetta che il ciclo del rialzo dei tassi sia arrivato al termine. 

Anche il prezzo delle obbligazioni investment grade e junk bonds è aumentato, evidenziando quindi una nuova importante propensione al rischio da parte degli investitori. Lo stesso effetto si è verificato anche nelle crypto.   

Ad oggi i mercati stanno quindi scontando uno scenario che ha pochissime probabilità di verificarsi, ovvero quello in cui nel 2024 non ci sarà nessuna recessione. Noi di Exevior pensiamo che tale ipotesi sia eccessivamente ottimista, andiamo a vedere il perché.

Cosa è successo in dettaglio


La settimana scorsa sia la Banca Centrale Europea che la Federal Reserve non hanno effettuato alcun aumento, come ampiamente atteso dai mercati, mantenendo i tassi di riferimento rispettivamente al 4% (BCE) e al 5,5% (FED).   

I mercati hanno preso la via del rialzo soprattutto dopo il discorso del presidente della FED Powell, recepito dai mercati finanziari come un messaggio per indicare che il ciclo di rialzi dei tassi è probabilmente terminato e che non ci saranno ulteriori aumenti; anche se il presidente non è stato così categorico, anzi... (proprio oggi ci sarà un nuovo discorso del presidente e vedremo se confermerà tale visione).        
Anche i dati macroeconomici hanno avuto effetto sulle analisi degli operatori dei mercati finanziari, infatti, questi hanno mostrato un rallentamento dell’economia, allineandosi quindi all’obiettivo della FED.   

Negli Stati Uniti il report più atteso era quello sui non farm payroll, che ha mostrato che l’economia statunitense ha creato 150.000 posti di lavoro ad ottobre, al di sotto del consenso di 180.000; il tasso di disoccupazione è salito al 3,9%, il livello più alto da gennaio 2022.
Le revisioni continue e negative dei numeri nel non farm payroll report, adesso per nove mesi consecutivi, rispecchiano una tendenza che non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008, suggerendo un settore lavorativo più debole di quanto in realtà stimato.

Altra lettura importante era quella dell’ISM che evidenza una contrazione nel settore manifatturiero, con la contrazione per l’undicesimo mese consecutivo dell’ISM Manufacturing PMI, che indica un rallentamento dell’attività produttiva, segnalando un futuro difficile anche per il settore industriale.

Anche in Europa la situazione è abbastanza complicata, con tutti gli indicatori di produzione e di reddito al ribasso.    
Nell’ultima lettura del GDP questo ha mostrato una contrazione dello 0,1% trimestre su trimestre. Anche la Germania, polmone economico dell’Europa è in forte rallentamento.

L’household real consumption, ossia il consumo reale per le famiglie dell’Eurozona è diminuito di un ulteriore 0,2%, dopo che già nel trimestre precedente aveva avuto una lettura negativa dello 0,5%.

Stessa tendenza si ritrova anche nel saving rate, aumentato del 0,4% nell’ultimo trimestre a dimostrazione di minor consumi e maggior risparmio per le famiglie; mentre risulta in diminuzione l’investment rate (-0,4%), segnale del fatto che le famiglie hanno meno disponibilità per investire.

In altre notizie economiche si legge anche che la fiducia dei consumatori in ottobre è scesa per il terzo mese consecutivo, attestandosi a 102,6, in calo rispetto al dato rivisto di 104,3 a settembre.

Nonostante tutto, tutti gli indici principali tra Stati Uniti ed Europa hanno chiuso la settimana in rialzo.          

Chi mente, i dati o i mercati finanziari?

Analizzando tutti i dati macroeconomici via via pubblicati si nota come questi continuino a essere in peggioramento sotto tutti gli aspetti; tuttavia, questo non sembra influenzare momentaneamente i mercati finanziari i quali, come detto a inizio articolo, stanno scommettendo su uno scenario ben chiaro: quello di nessuna recessione nel 2024. 

Da dove si evince questa informazione?           

Analizzando i tassi che risultano dallo scambio dei contratti derivati sul mercato obbligazionario si può vedere puntualmente cosa gli operatori finanziari stanno scontando in termini probabilistici rispetto alle politiche monetarie della FED per il futuro.

In particolare, i mercati attualmente stanno scontando un primo taglio dei tassi di appena 25 punti base nel primo semestre del 2024 e di altri 75 punti base per il secondo semestre del 2024, cioè una riduzione di 1 punto percentuale per tutto il 2024.

Indirettamente i mercati stanno quindi scontando uno scenario in cui NON ci sarà nessuna recessione nel 2024, dato che nel caso in cui ci fosse tale riduzione dei tassi non sarebbe assolutamente sufficiente.          
In altre parole, ad oggi i mercati dovrebbero scontare un taglio dei tassi di almeno 200-300 punti base.

Tale tesi è avvalorata ovviamente dai dati passati. Analizzando le crisi degli ultimi 30 anni, la FED ha sempre agito con forza nel taglio dei tassi in caso di crisi: 

  • Nella recessione scaturita dalla Guerra del Golfo (1990-1992) la FED tagliò i tassi di 250 punti base in un anno e di altri 250 nel successivo;
  • Dopo la Dot Com Bubble la FED tagliò i tassi di addirittura 475 punti base nell’arco di appena un anno e di ulteriori 75 punti base nei 18 mesi successivi;
  • Durante la crisi finanziaria del 2007-2009 la FED tagliò i tassi di 475 punti base in appena quattordici mesi.

 Quindi, gli appena 100 punti di taglio previsti vogliono indicare che per i mercati finanziari nel 2024 non ci sarà alcuna recessione.           
 
Questo ovviamente non è uno scenario impossibile, ma ha davvero basse probabilità di verificarsi, soprattutto quando si analizzano tutti gli aspetti macroeconomici ed il contesto geopolitico attuale.

Per tutti questi motivi continuiamo a raccomandare attenzione nella scelta delle asset class su cui investire; condividiamo la scelta di alcuni tra i più grandi investitori che attualmente preferiscono rimanere in liquidità o investire su strumenti a brevissimo termine: 

  • Warren Buffet nella sua Berkshire Hathaway, ha aumentato la posizione in liquidità dei 22%, mentre è cresciuto del 36% l’investimento in T-Bills (titoli di stato a brevissima scadenza) https://tinyurl.com/my4y25x6;
  • Bill Ackman ha chiuso le sue posizioni speculative poiché è preoccupato da un rallentamento dell’economia più accentuato di quanto i dati vogliano far credere https://tinyurl.com/pmuwsj9y;
  • Bill Gross, conosciuto come The Bond King, ha affermato che è il momento di prepararsi per una recessione e che il suo consiglio è di investire sfruttando la curva dei tassi a breve termine https://tinyurl.com/yc5dun4t.

Queste sono solo alcune delle opinioni dei più influenti investitori del mondo. Tuttavia, è bene ricordare che rimangono solo opinioni e che quindi non utilizziamo tali articoli o frasi per decidere come operare sui mercati; li riportiamo solo per avere un confronto con i dati sopra mostrati e tali opinioni convengono con quanto già i numeri ci stanno dicendo.

Ovviamente tutto ciò non viene analizzato solo per andare controcorrente ed aspettare meramente di aver ragione, no…

L’analisi ha l’obiettivo di capire dal punto di vista probabilistico cosa attenderci per gli ultimi mesi del 2023 e soprattutto per il 2024, così da effettuare le migliori scelte di asset allocation per i nostri clienti ed investitori.

A tal proposito seguirà a breve una ricerca statistica sulle recessioni volta a individuare proprio le asset class su cui investire nei mesi successivi, che sarà la base per le raccomandazioni che poi invieremo ai nostri clienti.

 

 

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